HIV nella regione Lazio

E’ stata resa nota proprio ieri una ricerca limitata alla regione Lazio riguardante i casi di contaggio da HIV.
Visti i dati positivi e ritenendo insufficente la divulgazione di tale notizia, essendo a conoscenza del fatto che i miei utenti siano prevalentemente di tale regione….ho ritenuto doveroso pubblicare tale notizia.
Spero che siano in molti a notare quanto si sia abbassata negli anni l’incidenza di tale virus su persone omosessuali o tossicodipendenti che, fino a qualche anno fa, erano ancora (oserei aggiungere erroneamente) additati come principali soggetti a rischio.
Questa ricerca che vede abbassarsi nel giro di 16 anni la percentuale dei contagi su tali individui dal 60% al 5% dimostra a mio parere quanto la campagna di prevenzione promossa a fine anni 80 abbia puntato solamente a determinate categorie dimenticando che oltre il 70% dei nuovi casi dipenda da rapporti sessuali a rischio tra persone di sesso differente (eterosessuali).
Questa breve introduzione vuole solo ricordare che la battaglia contro tale virus (bastardo, antipatico e orribile) è tutt’altro che terminata….anzi, ora è più che mai da combattere, anche in campi che fino a qualche anno fa erano ritenuti esenti da tale lotta.

Da “Il Messaggero” di Lunedì 17 Novembre 2008

lotta all'AIDS

Il classico simbolo della lotta all'AIDS


ROMA (17 novembre) – Sono seicento i nuovi casi di infezine da Hiv che si registrano all’anno nel Lazio, la metà dei malati non sanno di esserlo e 9 su dieci si infettano per i rapporti sessuali. Sono i dati più allarmanti emersi dall’indagine presentata dal presidente di Laziosanità-Asp Lucio D’Ubaldo, che ha aperto la giornata dedicata all’analisi e all’ approfondimento dei dati sulla diffusione delle infezioni da Hiv nel Lazio. Di qui la proposta «di revisione del sistema di sorveglianza e controllo, e un piano di riorganizzazione sanitaria per la diagnosi e la cura delle infezioni da Hiv».

Dal Rapporto 2007 sulla sorveglianza delle nuove diagnosi di Hiv e dei casi di Aids emerge infatti che «negli ultimi anni oltre il 50% delle diagnosi di Aids sono state osservate in persone che non sapevano di essere Hiv – positive o che avevano scoperto la sieropositività nei sei mesi precedenti la diagnosi di Aids».

Un dato – afferma il Rapporto – che fa supporre che «esista una quota non trascurabile di persone Hiv-positive che solo tardivamente potranno beneficiare delle terapie disponibili, e che, non consce della loro sieropositività, non potrebbero prendere precauzioni per prevenire la trasmissione ad altre persone.

Oltre il 90% delle nuove diagnosi di infezione da Hiv nel 2007 riportava come fattore di rischio i rapporti sessuali. In questo senso infatti emerge che nel Lazio «il quadro epidemiologico è completamente cambiato: fino al 1992 le persone che riportavano fattori di rischio legati alla tossicodipendenza o a rapporti omosessuali erano quasi il 60% delle nuove diagnosi di infezione; nel 2007 tale proporzione si è ridotta al 5%.

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~ di 10piegamenti su 18 novembre 2008.

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