Le istituzioni sull’allarme violenza: parlano Napolitano e Berlusconi

arresti“Occorrerebbe che davvero i giudici applicassero le leggi affinché i cittadini possano sentire che la pena è una certezza e non qualcosa che può essere in certi casi obliterato”.

Così il Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, è intervenuto in merito all’allarme stupri di questi giorni, in un’intervista al direttore di “Studio ApertoGiorgio Mulè.

Berlusconi prosegue: “Nessuno può restare insensibile a questo grido di dolore che è venuto dai genitori dei due ragazzi di Guidonia, lo stupro è un delitto imperdonabile, esecrabile e quindi credo che nella coscienza di tutti siano da considerarsi degli errori le decisioni del gip di Roma“.

L’intervento del premier però non butta acqua sul fuoco delle polemiche, a Guidonia i rapporti fra cittadini e comunità romena sono ancora molto tesi, neanche quarantott’ore dall’aggressione a danno dei due giovani, un raid di giustizieri ha spedito all’ospedale quattro albanesi. In tutta Italia, intanto, si verificano nuovi episodi di violenza sessuale.

Ma dall’altra parte, troppi sono gli episodi di razzismo che si stanno verificando ad opera d’italiani, come l’episodio di Nettuno: un immigrato indiano dormiva nell’atrio della stazione ferroviaria, è stato cosparso di benzina e bruciato da un gruppo di ragazzi italiani tra cui un minorenne. Gli amici di quest’ultimo, ieri in un intervista del Tg1, commentavano divertiti la bravata del loro compagno di scuola, immagini che, seppur sfuocate, hanno fatto intendere che loro nell’accaduto non ci vedono nulla di così sbagliato.

Guidonia

Un allarme educativo fortissimo, un ennesimo episodio che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha così commentato: “siamo dinanzi a episodi raccapriccianti che vanno ormai considerati non come fatti isolati ma come sintomi allarmanti di tendenze diffuse che sono purtroppo venute crescendo. Rivolgo perciò un forte appello a quanti hanno responsabilità istituzionali, culturali, educative perché si impegnino fino in fondo per fermare qualsiasi manifestazione e rischio di xenofobia, di razzismo, di violenza“.


In merito al fattore educativo vi segnalo un’interessante riflessione di Miriam Mafai tratta da “Repubblica”: “La cultura della violenza”

Fin qui la cronaca, le reazioni politico-istituzionali e ed ora occorre il vostro parere… aspetto i vostri commenti…

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~ di chriup su 3 febbraio 2009.

4 Risposte to “Le istituzioni sull’allarme violenza: parlano Napolitano e Berlusconi”

  1. Mentre inarrestabile si diffonde una xenofobia oserei dire istituzionalizzata, da ogni parte sento parlare di “tolleranza zero” come unica soluzione al problema della criminalità giovanile. Per quanto sia innegabile la necessità di un’adeguata politica repressiva, mi chiedo se questa possa bastare… Ci si ostina a non voler riconoscere l’opportunità di fattive politiche giovanili, atte a prevenire, prima ancora che a reprimere, azioni agghiaccianti come quella di Nettuno. Leggevo con interesse qualche giorno fa che qualcosa si sta muovendo grazie alla Provincia di Roma, con una serie di iniziative che favoriscono l’aggregazione e l’integrazione e di investimenti per la formazione dei ragazzi. Mi auguro davvero che questo non rimanga un caso isolato, e che il buon esempio venga seguito anche altrove, a cominciare dall’adozione – a livello sia centrale che locale – di nuove politiche sociali.

  2. allora per me sinceramente a questi rumeni dovrebbero fare di peggio per prima cosa rimandarli nel loro paese in carcere anzi in isolamento e li che davvero le forze dell’ordine romene potranno davvero sbatterli in gattabuia perchè è questo che si merita gente come loro che non sono gente ma vere bestie! che scopo hanno loro nella vita ecco la mia semplice domanda!

  3. per me i rumeni se ne devono andare al loro paese!!!!!

  4. Mi spiace leggere dei commenti cosi generalisti. Non credo che parlare di Rumeni in generale sia l’atteggiamento giusto da tenere nei confronti di tali fatti. Sarebbe come se parlando in America di mafia si dicesse semplicemente Italia.

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