Medici brasiliani fanno abortire una bimba di 9 anni che rischiava la vita e vengono scomunicati dalla Chiesa cattolica

Mons. Josè Cardoso SobrinhoAbortire è peccato. Sempre”. Queste le reazioni colte in Vaticano alla notizia che la Chiesa cattolica brasiliana, nella figura dell’arcivescovo di Recife  Josè Cardoso Sobrunho, il 5 Marzo ha scomunicato i medici che qualche giorno prima avevano autorizzato l’aborto ad una bambina di 9 anni rimasta incinta in seguito alle violenze sessuali subite dal patrigno da quando aveva 6 anni. “E’ una tragedia grandissima, specialmente per quella povera bambina, ma la pena della scomunica andava sanzionata perché lo prevede espressamente il Codice di Diritto Canonico di fronte ad un palese caso di aborto procurato”, hanno spiegato alla Pontificia Accademia per la Vita.
Il patrigno della bambina, un uomo di 23 anni di cui non è stato dato il nome, si trova oggi in stato d’arresto in un carcere dell’entroterra del Pernambuco, in seguito alla confessione di aver stuprato la piccola – la prima volta tre anni fa – e di aver abusato anche della sorella invalida di 14 anni. Alla bambina di 9 anni vengono attualmente somministrati medicinali per indurre un aborto farmaceutico alla gravidanza di due gemelli in seguito agli abusi, ricorda la stampa locale.

Secondo il monsignore brasiliano Josè Cardoso Sobrunho, arcivescovo di Recife, la posizione del Vaticano in merito alla vicenda è stata perfettamente pertinente e in linea con quanto deciso da lui stesso lo scorso 5 Marzo. Ha poi aggiunto, quasi ad avvalorare la sua benevolenza, che il provvedimento di scomunica non riguardava la bambina, poichè il  “peccato” d’aborto ricade esclusivamente sui medici e, “chi lo ha realizzato – si è augurato il monsignore  spiegando i termini del provvedimento – si spera che, in un momento di riflessione, si pentano”.

In risposta i medici hanno fatto sapere di aver intrapreso un’azione legale nei confronti del Vaticano spiegando, tra l’altro, che la bambina si trovava in grande pericolo di vita.

Sul caso è intervenuto anche il ministro della sanità brasiliano, Josè Gomes Temporao, che ha accusato la chiesa cattolica di aver adottato una posizione “estremista”, “radicale” e “inopportuna” avendo deciso di scomunicare i medici.  “Sono scioccato per la posizione radicale di questa religione che – si è lamentato il ministro -, nell’affermare a torto di voler difendere una vita, ne mette un’altra in pericolo”.

A rispondere dal Vaticano è stato poi padre Gianfranco Grieco, capo ufficio del Pontificio Consiglio per la Famiglia, presieduto dal cardinale Ennio Antonelli. “E’ un tema molto, molto delicato”, ma “la chiesa non può mai tradire il suo annuncio, che è quello di difendere la vita dal concepimento fino al suo termine naturale, anche di fronte a un dramma umano così forte, come quello della violenza di una bimba”. Ha poi concluso affermando che: “In questo caso i medici sono fortemente nel peccato perché sono persone attive nel portare avanti l’aborto, l’uccisione di un innocente. Sono protagonisti di una scelta di morte“.

Fonte: Repubblica.it

~ di 10piegamenti su 19 marzo 2009.

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